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ma quella respingeva tutto, sempre più spaventata e
convulsa.  Cercate la madre! gridava il signore alla fol-
la,  cercate la madre!  E tutti si voltavano a destra e a
sinistra; ma la madre non si trovava. Finalmente, a pochi
passi dall imboccatura di via Roma, si vide una donna
slanciarsi verso il carro& Ah! mai più la dimenticherò!
Non pareva più una creatura umana, aveva i capelli
sciolti, la faccia sformata, le vesti lacere, si slanciò avanti
mettendo un rantolo che non si capì se fosse di gioia,
d angoscia o di rabbia, e avventò le mani come due arti-
gli per afferrar la figliuola. Il carro si fermò.  Eccola qui
-, disse il signore, porgendo la bimba, dopo averla bacia-
ta, e la mise tra le braccia di sua madre, che se la strinse
al seno come una furia& Ma una delle due manine restò
un minuto secondo tra le mani del signore, e questi
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Edmondo De Amicis - Cuore
strappatosi dalla destra un anello d oro con un grosso
diamante, e infilatolo con un rapido movimento in un
dito della piccina:  Prendi,  le disse,  sarà la tua dote
di sposa.  La madre restò lì come incantata, la folla pro-
ruppe in applausi, il signore si rimise la maschera, i suoi
compagni ripresero il canto, e il carro ripartì lentamente
in mezzo a una tempesta di battimani e d evviva.
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Edmondo De Amicis - Cuore
I ragazzi ciechi
23, giovedì
Il maestro è molto malato e mandarono in vece sua
quello della quarta, che è stato maestro nell Istituto dei
ciechi; il più vecchio di tutti, così bianco che par che ab-
bia in capo una parrucca di cotone, e parla in un certo
modo, come se cantasse una canzone malinconica; ma
bene, e sa molto. Appena entrato nella scuola, vedendo
un ragazzo con un occhio bendato, s avvicinò al banco e
gli domandò che cos aveva.  Bada agli occhi, ragazzo, 
gli disse.  E allora Derossi gli domandò:  È vero, si-
gnor maestro, che è stato maestro dei ciechi?  Sì, per
vari anni,  rispose. E Derossi disse a mezza voce:  Ci
dica qualche cosa.
Il maestro s andò a sedere a tavolino.
Coretti disse forte:  L istituto dei ciechi è in via Nizza.
 Voi dite ciechi, ciechi,  disse il maestro,  così, co-
me direste malati e poveri o che so io. Ma capite bene il
significato di quella parola? Pensateci un poco. Ciechi!
Non veder nulla, mai! Non distinguere il giorno dalla
notte, non veder né il cielo né il sole né i propri parenti,
nulla di tutto quello che s ha intorno e che si tocca; esse-
re immersi in una oscurità perpetua, e come sepolti nelle
viscere della terra! Provate un poco a chiudere gli occhi
e a pensare di dover rimanere per sempre così: subito vi
prende un affanno, un terrore, vi pare che vi sarebbe
impossibile di resistere, che vi mettereste a gridare, che
impazzireste o morireste. Eppure& poveri ragazzi,
quando s entra per la prima volta nell Istituto dei ciechi,
durante la ricreazione, a sentirli suonar violini e flauti da
tutte le parti, e parlar forte e ridere, salendo e scenden-
do le scale a passi lesti, e girando liberamente per i corri-
doi e pei dormitori, non si direbbe mai che son quegli
sventurati che sono. Bisogna osservarli bene. C è dei
giovani di sedici o diciott anni, robusti e allegri, che por-
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Edmondo De Amicis - Cuore
tano la cecità con una certa disinvoltura, con una certa
baldanza quasi; ma si capisce dall espressione risentita e
fiera dei visi, che debbono aver sofferto tremendamente
prima di rassegnarsi a quella sventura. Ce n è altri, dei
visi pallidi e dolci, in cui si vede una grande rassegnazio-
ne; ma triste, e si capisce che qualche volta, in segreto,
debbono piangere ancora. Ah! figliuoli miei. Pensate
che alcuni di essi hanno perduto la vista in pochi giorni,
che altri l han perduta dopo anni di martirio, e molte
operazioni chirurgiche terribili, e che molti son nati co-
sì, nati in una notte che non ebbe mai alba per loro, en-
trati nel mondo come in una tomba immensa, e che non
sanno come sia fatto il volto umano! Immaginate quanto
debbono aver sofferto e quanto debbono soffrire quan-
do pensano così, confusamente, alla differenza tremen-
da che passa fra loro e quelli che ci vedono, e domanda-
no a sé medesimi:  Perché questa differenza se non
abbiamo alcuna colpa?  Io che son stato vari anni fra
loro, quando mi ricordo quella classe, tutti quegli occhi
suggellati per sempre, tutte quelle pupille senza sguardo
e senza vita, e poi guardo voi altri& mi pare impossibile
che non siate tutti felici. Pensate: ci sono circa ventisei
mila ciechi in Italia! Ventisei mila persone che non ve-
dono luce, capite; un esercito che c impiegherebbe
quattro ore a sfilare sotto le nostre finestre!
Il maestro tacque; non si sentiva un alito nella scuola.
Derossi domandò se era vero che i ciechi hanno il tatto
più fino di noi. [ Pobierz caÅ‚ość w formacie PDF ]

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